Che shock!

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Server, connessione e piattaforma digitale; e ancora, videochiamata, aula virtuale, app e dispositivi digitali…

In questo periodo, per poter parlare di insegnamento e, più nello specifico, di didattica a distanza, viene richiesto ai docenti dei diversi ordini e gradi di scuola non solo di conoscere tutti i termini di cui sopra, ma anche e soprattutto di saperli padroneggiare in modo concreto e funzionale, per poter garantire la continuità dell’insegnamento e degli apprendimenti a favore dei propri alunni, in una forma necessariamente diversa rispetto alle modalità e alle metodologie tradizionali, per far fronte alla situazione che tutti quanti ben conosciamo e stiamo vivendo.

A fronte di “uno strappo” così repentino, drastico ed inaspettato la reazione immediata che molti di voi probabilmente hanno avuto è stata quella di sentirsi confusi e disorientati: una sorta di vero e proprio shock emotivo e cognitivo, che ha generato qualcosa di simile al panico.

Tutto ciò è perfettamente normale, anzi oserei dire che è propriamente sano: è il nostro istinto che, di fronte ad uno stimolo nuovo e improvviso, sconosciuto e comunque percepito come minaccioso, in quanto va ad interrompere le nostre abitudini e le nostre routine (anche quelle legate alla didattica), ci fa reagire in questo modo automatico e spontaneo, istintivo appunto.

A questa prima fase segue un periodo definito “di attivazione”, per cui le persone incominciano a sperimentare strategie più efficaci e funzionali per rispondere alle richieste poste in essere dalla situazione contingente: si cercano strumenti, idee, risorse e soluzioni, anche se non sempre risultano essere le più adeguate al raggiungimento degli obiettivi.

È proprio in questa seconda fase che ritengo fondamentale fermarsi a pensare ai propri limiti e alle proprie risorse: è necessario valutare i limiti in modo da poter chiedere aiuto a chi sappiamo che ci può essere di supporto, e riconoscere le risorse personali per condividerle e metterle a disposizione degli altri.

Solo lavorando su se stessi e mettendosi in gioco in questi termini sarà possibile raggiungere in modo fluido, anche se con le dovute fatiche ed i propri tempi, la fase di “adattamento”, in cui sarà possibile per ciascuno di voi iniziare a gettare le basi per riequilibrare il presente, e ritrovare uno slancio positivo per tornare a pensare e a progettare il futuro.

 

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