I “velocisti della scuola”

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Inutile negarlo care maestre e cari maestri di tutto il mondo, un minimo di ansia da “programma” ci viene sempre quando più o meno casualmente ci capita tra le mani un quaderno di un alunno di qualche altra scuola , del figlio di amici o del nipotino. Con l’avvento di internet poi il confronto è continuo, pagine social dedicate alle diverse discipline in cui appaiono ad ogni ora del giorno foto di pagine di quaderni con un corsivo che rasenta la perfezione o con ricerche approfondite sui dolci preferiti dei sumeri. Ci cado anch’io, raramente ma ci cado anche io nella trappola del “Oh Dio, sono indietro” nonostante le mie ferme convinzioni sulla necessità di non correre, di procedere lentamente e per gradi. Siamo umani .

Mi capita a volte di confrontarmi con colleghi che asseriscono di avere classi particolarmente capaci, magari anche numerose ma straripanti di alunni destinati a scalare i massimi vertici della cultura, mi dicono di riuscire a procedere con passo molto veloce e senza difficoltà , di aver affrontato le operazioni in colonna con il cambio in prima, di aver già terminato il programma di storia di quinta a fine quarta … ( ma dove insegnano? No, perché chiedo il trasferimento anch’io…) .

Qualche collega facente parte di questa “casta” l’ho conosciuta anche da vicino e ho avuto modo di osservarne il percorso , naturalmente arrancando sempre dieci passi indietro con la lingua penzoloni e l’andatura di uno che sta correndo l’ultimo metro della maratona… Ma siamo sicuri che i bambini apprendano davvero? Avranno avuto il tempo di far sedimentare le nozioni e gli apprendimenti che sono stati loro proposti? Sarà poi vero che avranno risultati migliori? Per quel che ho potuto osservare io, non sempre.

Alla fine dell’anno, in occasione di prove parallele mi sono accorta che, il più delle volte che i “velocisti” ottenevano risultati inferiori rispetto agli altri anche se avevano affrontato qualche argomento in più. Non è sempre vero il detto che chi corre arriva primo, anzi spesso chi corre  troppo veloce inciampa e cade e rischia di non arrivare nemmeno; chi procede con un’andatura più lenta e regolare forse non arriverà primo, ma avrà certo maggiori possibilità di arrivare in fondo. 

Adattare il proprio intervento didattico alle risposte dei bambini è a mio parere una competenza fondamentale del docente; verificare in modo metodico e continuo i livelli di apprendimento raggiunti anche.

Piccole verifiche continue per verificare l’andamento dei processi di apprendimento, non per valutare ma per monitorare le risposte alle proposte fatte , momenti di confronto finalizzati a regolare il ritmo degli interventi sono, a mio parere, il modo corretto di procedere perché , lo sappiamo bene, spesso gli alunni sembrano aver compreso ciò che noi abbiamo loro spiegato ma in che modo sono riusciti a farlo proprio, a possedere realmente quel concetto , a trasformarlo da conoscenza a competenza ?

Imparare non è una gara.

Ricordiamocelo sempre e concediamoci il lusso di prenderci il tempo di cui abbiamo bisogno.

Maestra Elena

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